La Cultura Hip Hop

Hip HopQuanti, soprattutto nelle grandi città, si saranno stupiti nel vedere una discreta folla ammassata in un solo punto, disposta in cerchio, guardare dei ragazzi ballare.
 Quanti si sono accorti della presenza di strane scritte sui muri? In realtà c'è qualcosa di tutt'altro che banale dietro a tutto cio. "Graffiti", "murales"… i ragazzi li chiamano "pezzi", mosse strane, giri sulla testa, i ragazzi le chiamano "moves". Questo è l'Hip Hop. Nato negli anni 70 a New York, è arrivato fin qui, portando con se tutti gli elementi che lo compongono.
Questa cultura, che comprende il Writing (l'arte di scrivere il proprio nome) il Breaking (diffuso dai media col nome di Breakdance), il Rap e il Djing, è la perfetta fusione tra le principali forme artistiche dell'uomo: Il disegno, il ballo, la musica, e l'espressione vocale.
Tutto scaturì quando i ragazzi dei ghetti di New York si sentirono oppressi e trovarono naturale inventarsi qualcosa per tornare alla vita, crescere come individui, coltivare qualcosa che li stimolasse nuovamente. Inizialmente le tre discipline erano divise. C'erano i "Writers" che dipingevano interi vagoni della metropolitana, scrivendo su di essa un pezzo della propria storia, in cerca di un mezzo per far circolare il loro messaggio; I "B-boy" crearono un ballo che li spingeva al limite delle loro possibilità fisiche, esprimendosi in modo completamente nuovo; i "Dj" cercavano suoni sempre più rari, mescolavano, modificavano, creando così un genere musicale che era la fusione di molti altri generi musicali, con radici nel rock, nel soul, nel rithm&blues; gli "Mc" rappavano su questi ritmi e talvolta improvvisavano con il cosiddetto "beat box" (ovvero un beat improvvisato a voce). Tutto questo trovò inevitabilmente un punto d'incontro fondendosi in un'unica cosa, l'Hip Hop, che analizzeremo nei prossimi articoli cercando di comprenderne il senso e la sua utilità sociale.