Un team che balla

In ogni gruppo che si rispetti, sia sportivo, sia culturale, sia scolastico e così via, ci sono delle dinamiche, legate ai membri che lo compongono. Se si vuole capire e migliorare il comportamento della persona singola è necessario conoscere la natura e le caratteristiche del gruppo cui appartiene.
 Nello sport in genere molti allenatori ritengono che un modo per valutare l’affiatamento di una squadra sia quello di osservare l’umore delle riserve. Se anche l’ultima della riserve è serena e soddisfatta, vuol dire che la squadra è unita e tutti sono orientati al raggiungimento dell’obiettivo comune.
Nella danza come in ogni attività di squadra sportiva si identificano quattro condizioni favorevoli che caratterizzano l’attività fisica:
1. Il gruppo, squadra, classe di danza o compagnia è un gruppo nato spontaneamente e quindi offre elementi veri e naturali per farci comprendere le dinamiche di quel determinato gruppo;
2. La ricerca sui gruppi in ambito sportivo controlla con maggior facilità le dimensioni, le regole di comportamento tenendole costanti;
3. I gruppi sportivi o artistici perseguono obiettivi precisi, agonistici, di prestazione di successo e di risultati ottimali dove si può studiare la cooperazione, la competitività, la coesione e i conflitti;
4. La danza, come lo sport, permette di quantificare in modo preciso l’efficacia del gruppo, i miglioramenti delle prestazioni e i risultati ottenuti.
Quando si parla di un gruppo sotto la lente di ingrandimento ci sono due caratteristiche specifiche:
la coesione e la leadership
Nella danza, in particolare nelle compagnie e nelle classi, in teoria vi è un numero ideale per migliorare il livello di efficienza. Il numero ideale è stabilito dall’insegnante o dal coreografo che decidono i ruoli in base alla capacità del singolo e questo crea flessibilità. L’inserimento di troppi elementi, infatti, creerebbe problemi a livello di rapporti interpersonali, problemi di allenamento in quanto l’insegnante non riuscirebbe a dare la giusta attenzione a ogni elemento del gruppo, con conseguente difficoltà nel coordinamento dello spettacolo stesso.
Altro aspetto negativo è la presenza di più elementi che ricoprono lo stesso ruolo, in questo caso vi possono essere diminuzioni di prestazione del singolo elemento e perdite di motivazione e di impegno fino ad arrivare a diminuzioni di coesione nel gruppo.
Dagli studi emerge un elemento positivo: il gruppo è più compatto e meno ansioso se la sua dimensione non è troppo numerosa, perché in questo modo aumentano gli scambi e si produce maggiore vicinanza psicologica, il singolo ha più possibilità di fornire un contributo personale al raggiungimento degli obiettivi. Emerge inoltre come gruppi troppo piccoli o gruppi troppo grandi risultino meno soddisfacenti poiché nel primo i soggetti sono troppo responsabilizzati mentre nel secondo hanno poche possibilità di esprimersi.
Nella danza, però, la dimensione ideale del gruppo è determinata dalle regole stesse imposte dalla disciplina e dall’organizzazione relativa alla tecnica della classe o dal balletto in campo artistico, che determina ruoli, competenze e affida al coreografo le dimensioni del gruppo sulla base delle necessità richieste dalla coreografia. L’appartenenza a un gruppo stimola la motivazione per raggiungere determinati obiettivi ma molti psicologi inquadrano la possibilità che quando più individui lavorano insieme si può verificare una diminuzione dell’impegno personale, fenomeno detto “pigrizia sociale” che condiziona naturalmente l’attività del gruppo stesso.
Harking e altri studiosi hanno proposto diverse interpretazioni per spiegare gli effetti negativi che si possono ritrovare anche tra i ballerini:
1. Strategia allocativa: il soggetto sa che la sua presenza nel gruppo avrà la stessa valenza che può dare da solo, quindi darà il meglio di sé individualmente e ciò sicuramente gli darà più visibilità e verrà più premiato rispetto all’esibizione di gruppo (dove non sempre emerge la sua singolarità);
2. Strategia minima: i soggetti cercano di spendere il minimo delle proprie energie quando lavorano insieme ad altri, anche se questo non li penalizza nell’essere considerati pigri;
3. Strategie del free rider: il soggetto si impegna al minimo perché ritiene che il suo ruolo non sia determinante ed essenziale per il risultato finale;
4. Strategia del sucker effect: il ballerino riduce il suo impegno per non favorire chi si impegna poco (questi soggetti non gradiscono che i free rider approfittino del loro lavoro e delle loro capacità).

Tra i ballerini si possono verificare delle cadute motivazionali quando gli individui percepiscono che il loro contributo non è identificabile, non è necessario al gruppo, quando non c’è proporzione tra il loro contributo e quello degli altri ballerini.
Buoni risultati, invece, si possono ottenere da parte dell’insegnante o del coreografo utilizzando alcune specifiche strategie:

1. Migliorare il livello di autoconsapevolezza del ballerino considerando il suo impegno individuale;
2. Migliorare il senso di responsabilità, aumentando le interazioni di gruppo, l’impegno del compito e la coesione al compito;
3. Rendere i compiti coinvolgenti, dando ai ballerini compiti di soddisfazione che sviluppino l’orgoglio e l’identità di gruppo;
4. Definire obiettivi individuali e collettivi impiegando un programma specifico per raggiungere gli obiettivi (goal setting);
5. Fare riunioni collettive e individuali per meglio comprendere le eventuali diminuzioni o cadute di motivazione;
6. Attribuire a ognuno un ruolo specifico, identificabile e riconoscibile in senso positivo da tutti, singoli e gruppo;
7. Permettere a ognuno di esprimersi in senso creativo, sentendosi appoggiati e assumendosi le responsabilità delle conseguenze;
8. Permettere ai ballerini di riposarsi e di recuperare mentalmente e fisicamente anche con altre attività al di fuori della danza (nuoto, yoga, etc.).
Per concludere è fondamentale sia negli sport di squadra che nelle compagnie o classi di danza che:
l’autorealizzazione individuale sia soddisfatta
e tenuta in forte considerazione insieme all’evidenza degli obiettivi comuni e del loro raggiungimento. La migliore riuscita di un gruppo e l’efficacia dello stesso prevede il modello dove, oltre ad avere gli elementi più competenti, devono però sviluppare la migliore interazione tra loro. Fondamentale è anche l’omogeneità delle motivazioni tra i componenti del gruppo, l’omogeneità del livello di preparazione, di abilità e di competenza:
il tutto sarà correlato positivamente al successo 
Per avere successo in un gruppo non basta avere solo elementi bravi, ma devono anche saper interagire tra loro. In sintesi bisogna metterli in condizione di condividere:
  • motivazioni
  • senso di appartenenza
  • obiettivi
Non sempre i migliori giocatori o ballerini formano una squadra vincente o una compagnia di successo.
a cura di Anastasia Sardo: Docente di Psicologia applicata alla Danza all’Università degli Studi di Siena e già all’Accademia Nazionale di Danza di Roma. Direttore artistico della compagnia di Balletto ‘Sienadanza’.