Carla Fracci - Frasi famose


frasi famose

La danza è una carriera misteriosa, che rappresenta un mondo imprevedibile ed imprendibile. Le qualità necessarie sono tante. Non basta soltanto il talento, è necessario affiancare alla grande vocazione, la tenacia, la determinazione, la disciplina, la costanza.
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Nell’insegnamento, occorre essere particolarmente presente per anticipare, capire, ascoltare i problemi. Non bisogna lasciarsi andare ma rispettare l’ordine, l’autorità, le regole.
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Il pubblico avverte sempre quando un artista è autentico, è sincero, e dedicato fino in fondo. Soltanto, con queste condizioni, può nascere, nell'interpretazione, la magia.
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Il mio non fu proprio un bell’esordio. Fui quasi scartata. A distanza di anni di lavoro, di danza appunto, sono sicura che ci debba essere qualcosa di innato che conduca a fare la ballerina.
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Rudolf  Nureyev è stato un grande ballerino e coreografo e anche una persona molto difficile. Poteva anche essere terribile. Non a caso più volte, in scena, è stato scorretto con chi danzava con lui. Per me ha avuto sempre un grande rispetto, in scena sentiva la mia collaborazione, mi ha sempre riconosciuto una forza.
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Un paese senza cultura e arte, senza i mezzi per fare cultura e arte, è un paese che non si rinnova, che si ferma e non ha accesso a ciò che succede in paesi più importanti, negandosi così ad un futuro vero, autentico e soprattutto libero.
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La cultura serve alle presone che hanno 14 o 15 anni, e che hanno la necessità assoluta di apprendere da altre persone nozioni giuste che le mettano in condizioni per affrontare le nozioni, la morale della vita.
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Mi considero fortunata per la carriera che ho avuto. E’ stato difficile resistere, lottare, affrontare i momenti bui, andare oltre. E’ stato fondamentale Beppe Menegatti, che non mi è mai venuto meno perché non è stato soltanto il marito ma il compagno, l’intellettuale, il regista, l’ideatore di centinaia di occasioni e di creazioni indimenticabili.
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Ballare il repertorio, certo, è stato importante ma, forse ancora di piu, è stata significativa la mia capacità di rinnovarmi, di trovare nuovi personaggi da interpretare e proporre. Importante il decentramento che mi ha portato a danzare in paesi piccoli ed in teatri piccolissimi.
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Quando Alicia Markova venne a ballare alla Scala aveva circa 45 anni. Le altre ragazze la chiamavano la vecchietta. Per me era fantastica. Che nobiltà, che incanto di piedini.