Apollo

i grandi balletti
Il balletto Apollo si svolge in due quadri. Le musiche furono composte da Igor Stravinsky e le coreografie vennero realizzate da Adolph Bolm.
La prima rappresentazione del balletto andò in scena a Washington presso il Library of Congress il 27 Aprile del 1928.
Gli interpreti principali furono Ruth Page, Adolph Bolm, Elise Reiman e Berenice Holmes.

La prima rappresentazione in Europa di questo balletto fu coreografata da Georges Balanchine e andò in scena a Parigi al Théâtre S.Berhardt il 12 Giugno del 1928, ad opera dei Ballets Russes di Diaghilev. Gli interpreti in questa occasione furono Alice Nikitina, Serge Lifar, Lubov Pavlova Tchernicheva e Felia Doubrovska.
La versione coreografata da Balanchine decretò la nascita dello stile neoclassico in teatro e fu una delle versioni maggiormente riprese nel corso del tempo e danzata in tutto il mondo.
Le altre edizioni del balletto furono sempre messe in scena sulla base della coreografia di Balanchine. In Italia il balletto venne rappresentato al Teatro La Fenice di Venezia nel 1950, in occasione del festival di Musica Contemporanea.
Il primo allestimento pensato da Nicholas Remistoff e successivamente da André Bauchant venne pian piano eliminato da Balanchine, il quale preferì uno scenario composto da pochi elementi. In seguito il titolo del balletto da Apollon Musagète fu modificato in Apollo.

Trama
i grandi ballettiSu un'isola dell'Egeo, Leto da alla luce un figlio che chiamerà Apollo. Il dio presenta già delle fattezze da adulto, e liberatosi dalle bende accetta in dono un liuto che gli viene offerto da due dee. Apollo danza e suona con le le tre muse Calliope, Polimnia e Tersicore istruendole nell'arte che le rappresenta diventando così il loro maestro. Apollo dona a Calliope (dea della poesia) una tavoletta, a Polimnia (dea della mimica) una maschera e a Tersicore (dea della danza) le regala una lira. Tersicore diventerà l'unica dea capace di ottenere le lodi da parte di Apollo, il quale insieme alle altre due dee si dirigerà verso il Monte Parnasso distaccandosi in maniera definitiva dalla madre Leto.

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