Mani-ere della Geranos Dance Company

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Il debutto della Geranos Orchestra Dance Company di Luca Calzolaro e Stefania Ciancio dell'1 aprile è arrivato e la città di Battipaglia ha aspettato la prima rappresentazione di "Mani-ere" con curiosità ed appassionata partecipazione. Soprattutto perché la danza viaggia sempre a parecchi chilometri di distanza da questi lidi ed il ballerino e coreografo Luca Calzolaro ha lanciato la sfida alla rassegnazione, tornando dai tour mondiali con l'ultimo Notre Dame de Paris con l'intento di sostenere la crescita tersicorea della sua terra natia.
Ed in questo viaggio a ritroso è stato accolto a braccia aperte dalla co-direttrice della Geranos Orchestra Dance Company Stefania Ciancio, anche presidente di PromoDanza, per realizzare un sodalizio lungimirante per i tantissimi giovani ballerini dell'intera provincia salernitana e campana con un ensemble capace già di contare nove interpreti di consolidata formazione per un repertorio contemporaneo pronto ad esplodere. A cominciare da "Mani-ere", titolo creato in casa da Luca Calzolaro per un debutto a diciotto mani. In che senso? Ce lo ha spiegato lo stesso coreografo ebolitano, ormai romano d'adozione e danzatore giramondo per professione Luca Calzolaro. Le mani sono lo strumento principale della nostra vita e raccontano chi siamo, quello che abbiamo vissuto. Le mani esprimono quello che le parole non dicono e danno forma alle idee. Mani che raccontano le età della vita, idee ed ideali, mani che descrivono l’orrore che la violenza suscita e riportano alla mente azioni dure e spietate come quelle della violenza sulle donne. Mani che non alzano muri ma li abbattono e che costruiscono ponti fra diversi popoli del mondo, mani che accolgono e non respingono, mani che si stringono attorno ad altre mani. Il tutto narrato attraverso il movimento del corpo ed ovviamente delle mani. Tuttavia questo viaggio è al suo parziale debutto se si tiene conto di una prima rappresentazione ridotta al Teatro Verdi di Salerno. E non è finita qui. Già è in programma infatti una nuova recita al Teatro Eduardo De Filippo sabato 8 aprile per avviare una tournée che, ad oggi, proietta la Geranos Orchestra Dance Company ben oltre i confini artistici e territoriali soltanto immaginati fino a pochi mesi fa. Basti pensare all'eco mediatica che sta accompagnando questi giorni di prove la compagnia che si sta plasmando con il proprio coreografo nell'inedito repertorio che sta nascendo. A cominciare dal nome stesso dell'ensemble, di cui Luca Calzolaro e Stefania Ciancio ci hanno descritto scrupolosamente la genesi: Il geranos (pronunciato Ghèranos) era una danza collettiva rituale nata più di 3.000 anni fa a Creta ed a Delo, come testimoniano alcuni ritrovamenti scritti e pittorici, fra i quali la decorazione di uno splendido vaso del 570 a. C. conservato nel Museo Archeologico di Napoli. Il nome deriva dalla similitudine dei movimenti coreografici di questa danza con il volo delle gru (γερανός) ed è possibile trovare riferimenti a questa danza nelle opere di molti autori antichi (Plutarco, Cicerone, Virgilio) oltre che nell’Iliade come chiaro riferimento al mito del labirinto e del Minotauro: Omero infatti – parlando dello scudo di Achille – fa una dettagliata descrizione della danza che vi era scolpita, con la sua spirale di fanciulli (uomini e donne alternati gli uni alle altre). La danza – insegnata da Dedalo (il creatore del labirinto) ad Arianna e da questa poi a Teseo, come una sorta di “chiave” o di “mappa” del percorso da seguire per entrare e per poter uscire dal labirinto - aveva una coreografia “a spirale” (con espliciti richiami ai due sensi di rotazione: uno simbolo di morte – dall’esterno della spirale verso il centro – e l’altro, in senso inverso, quale simbolo di vita). I fanciulli e le fanciulle, in una esplicita cerimonia iniziatica, tenendosi per mano seguivano il capofila in un metaforico e rituale viaggio agli inferi per poi, una volta raggiunto il centro e quindi in una morte simbolica, poterne uscire verso la rinascita, verso una nuova vita. E’ questo l’elemento che ci ha indotti a scegliere questo nome: il fatto che richiamasse una danza antica di trenta secoli, che fosse eseguita da giovinetti e – soprattutto – per il suo valore simbolico, quasi “salvifico”: simbolo di risalita, di salvezza dalle difficoltà, di apertura. Un cammino grazie al quale, tenendosi per mano, ci si apre alla vita e ad un futuro di speranza. Ottimismo che evidentemente ha convinto Luca Calzolaro a ritornare a casa per avviare un nuovo viaggio al fianco di Stefania Ciancio, proprio da dove lui stesso è andato via una decina d'anni fa a cercare e trovare fortuna.